La vita sociale calimerese: le puteche

Trascritto da un racconto orale di Vito Bergamo (Calimera)
Una ricerca a cura di Alessandro Sicuro

Molta importanza avevano “le puteche”, cioè le osterie, nella vita sociale dei salentini, perché erano di fatto l’unico diversivo alla fatica quotidiana. Tutti gli uomini, finito il lavoro e le proprie faccende, uscivano in piazza a passare un po’ di tempo svagandosi e facendo una partita a carte o parlando e scherzando con gli amici, bevendo il classico “mezzoquintu di vino”, ovvero il bicchiere di vino.

Calimera non si discostava da questa usanza, anzi forse era il paese più all’avanguardia per ciò che concerneva “le puteche”, se ne sono sempre contate molte nel corso degli anni, offrendo, a differenza degli altri paesi, varietà nel mangiare e quantità di scelta, per questo motivo, molti forestieri, specialmente il sabato si riversavano a Calimera.

Ognuna di queste puteche, aveva la sua specialità, che la faceva distinguere dalle altre, le elenco con il nome in cui erano conosciute nel territorio:

la Gentileddhrena, specialità: trippa e purpu alla pignata; l’Arigliani, lu Colaci, lu Serafinu, lu Briziu tottu, lu Monesto, lu Mammallilla, lu Capirizzu, lu Moddhra, lu Lenardu pacciu, la Nastasia, la Vita, lu Facce de morte, lu Martinu, la Pilusa, lu Renna cu la Carmeluccia, specialisti de trippa alla pignata e pezzetti de cavallu, la Pìena, famosa pe lu sanguinazzu, lu Mangiasagne, lu Martanò, lu Peppinu, lu Ndata de lu vucceri, specialisti de involtini de trippa e altro, lu Nandu, specialista de mboiacateddhre, la Maria Pissena, la Mimma, pezzetti e braciole erano la sua specialità.

Ho messo quelle che mi sono ricordato, sicuramente qualcuna l’ho dimenticata e me ne scuso, ma tutto ciò ci da il senso dell’importanza delle puteche nel territorio;

Giochi con le carte
Se a questo aggiungiamo che, le normali serate che si passavano alle puteche, erano caratterizzate dai giochi con le carte e relative bevute ogni fine partita, si ha il quadro di cos’era il divertimento in quei tempi. Nel gioco delle carte, oltre al tressette e alla scopa e alla briscola, molta rilevanza aveva il gioco del “patrunu”, si giocava in molte persone, consisteva nel fatto che, chi faceva “primiera o frusciu” comandava la posta in gioco, che era di tanti mezziquinti di vino per quanti erano i giocatori, il fine era quello di lasciare “all’urmu” cioè senza bere, uno della compagnia o ubriacare qualcuno, dandogli sempre da bere.

Illustrazione di Anna Rumak, testo che segue e disegno sono tratti dal Calendario della Grecìa Salentina 1997 – Edizioni Ghetonia.

E’ un gioco ancora in voga, “il padrone e il sotto”. Il padrone è il giocatore che decide, il sotto è colui che propone. Si gioca con le carte regionali mettendo in palio bicchieri di vino o di birra. Il giocatore che si ritrova quattro carte dello stesso seme (frusciu) o con semi tutti diversi (primiera) vince e diventa padrone, mentre chi ha qualche punto in meno il sotto. Il sotto propone di far bere alcuni dei giocatori, ma è il padrone che decide, e si fa in modo che, nel corso del gioco, qualcuno sia costretto a bere sempre, ubriacandosi, e qualcuno a non bere mai, restando all’asciutto (all’urmu) e pregustando vendette successive.

Il gioco era divertente se tutto filava sempre liscio, qualche volta lo scherzo o lo sfottò diventava pesante, così molte volte si facevano delle discussioni che spesso sfociavano in vere e proprie risse. Inoltre a completare il quadro dell’epoca, bisogna sapere che: l’ebrezza che il vino procurava alle persone, molto spesso si tramutava in figli che venivano al mondo, aggiungendo una nuova bocca da sfamare alla già numerosa famiglia.