Il Tarantismo: tra sacro e profano

«Durante la stagione del raccolto, da maggio a settembre, si pratica ancora nei paesi del Salento la cura del morso della taranta mediante la musica e la danza. La taranta è un animale mitico e il morso è simbolico: è vano cercare di identificare la specie zoologica del ragno responsabile del morso, o pretendere d’identificare la malattia corrispondente, poiché qui tutto ha luogo sul piano dei simboli e delle immagini. Il morso di cui si parla nel tarantismo esprime conflitti psichici cifrati emergenti all’inconscio, configura l’oscuro rimordere di contenuti critici non risolti: con la musica e con la danza i tarantati si liberano dal loro cattivo passato, o almeno cercano di impedire che i loro drammi individuali si chiudano nell’isolamento nevrotico e diventino socialmente inaccettabili. Nell’epoca in cui si conclude il ciclo dell’anno agricolo e si fa il bilancio produttivo dell’annata, gli individui liquidano le loro attività psichiche più pesanti, facendo defluire nel simbolo del ragno avvelenatore e nella cura risanatrice le repressioni, i traumi, le frustrazioni accumulate rischiosamente nell’oscurità dall’inconscio. […] La danza eseguita durante la cura è la tarantella, cioé la danza della piccola taranta.

Il tarantato, colui che è stato morso, diventa danzando il ragno che lo ha morso, e al tempo stesso lo calpesta e lo schiaccia col piede che danza: questa valenza d’identificazione combattente costituisce il carattere fondamentale del tarantismo come cura. Chi danza si fa ragno: lo imita, striscia al suolo o cammina carponi, s’arrampica, fila la tela, salta ma al tempo stesso è impegnato agonisticamente contro il ragno che lo possiede: una volta questo agonismo si manifestava mediante la danza della spada, danzata secondo il ritmo della tarantella.

Come ogni rito, il tarantismo ha il suo scenario rituale: oggi nel Salento abituale è la dimora del tarantato, per lo più la sua camera da letto, ma per influenza della politica culturale della Chiesa alla cura domiciliare con la musica e con la danza si contrappone la cappella di san Paolo in Galatina e il pozzo d’acqua miracolosa presso la cappella.

In pratica la cura tradizionale e la guarigione per intercessione del santo si mescolano senza fondersi, e i tarantati che hanno eseguito la cura a domicilio con la musica e con la danza, si recano poi negli ultimi giorni di giugno a bere l’acqua miracolosa o a ringraziare il santo per la grazia ottenuta durante la cura domiciliare. [...] Questo è, nella sua sostanza, il tarantismo come ancora oggi è osservabile nel Salento e come di fatto è apparso durante l’esplorazione, condotta in collaborazione con altri, dal 20 giugno al 10 luglio del 1959.»

[La Taranta – Gianfranco Mingozzi – il primo documento filmato sul tarantismo – Ed. Kurumuny]